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Giorgia Soleri: la fidanzata con Damiano dei Måneskin che ha sdoganato la vulvodinia

È con una foto buia e fuori fuoco e la didascalia “Dopo 4 anni si può dire no?” che Damiano dei Måneskin annuncia la sua relazione con Giorgia Soleri.

Chi è Giorgia Soleri

Nata a Milano 25 anni fa è una modella ed influencer.

Della sua relazione con Damiano David, il cantante dei Måneskin, già si sospettava durante l’ultimo Festival di Sanremo (vinto proprio dalla band romana), ma è stata ufficializzata solo adesso, con la foto ripostata poi dalla Soleri.

Lavora tra Roma, Milano e Firenze; ha posato per molti servizi di intimo e per stilisti importanti, recentemente ha prestato il volto alla pubblicità della birra Moretti.

Con più di 150mila follower su Instagram, è una donna ironica ed impegnata. La sua bio parla chiaro: “poso, amo, mostro il culo su Instagram e mangio l’amatriciana. Nel mentre scrivo poesie e faccio la femminista guastafeste.”

Le battaglie

Giorgia non è solo una modella. Utilizza i suoi social anche per portare avanti battaglie importanti; parla della lotta per i diritti, parla di femminismo, racconta la sua malattia e quella di sua mamma, una paziente oncologica. Malattia dalla quale sua madre è guarita ma, come racconta Giorgia, l’ha inevitabilmente portata a ristabilire le sue priorità.

La malattia invisibile

Da alcuni anni Giorgia ha scoperto di soffrire di vulvodinia, patologia dolorosa e cronica definita “la malattia invisibile” che interessa la vulva e si manifesta con dolore e bruciore anche durante i rapporti sessuali.

Ho deciso di mostrarvi la parte più brutta, più marcia, più nera. Ma più reale. Questa foto è stata scattata in una delle infinite notti che in questi 8 anni sono state interrotte da dolore, brividi, urla e lacrime, e che mi hanno rovinato la vita

È ottobre del 2020, e la influencer decide di condividere in questo modo il suo dolore con i suoi follower, uno sfogo ed al tempo stesso una dimostrazione di vicinanza verso tutti quelli che soffrono come lei di questa dolorosa malattia.

Mi sono sentita dire di tutto, che sono pazza, ansiosa, frigida, bugiarda. Che ho paura del sesso, che dovrei masturbarmi di più – dice Giorgia in alcune stories su Instagram – La parte peggiore è l’estrema solitudine in cui vieni buttata, giudicata da chi hai intorno e incompresa da chi dovrebbe trovare una diagnosi“.

Impari a considerare quel dolore come parte di te, è la tua quotidianità – continua a raccontarci Giorgia – Così come i sacrifici. Niente jeans stretti, niente collant, niente cibi acidi, niente alcool, niente zuccheri, niente mutande colorate o sintetiche, niente uscite serale, niente di niente. Anche programmare una vacanza diventa un incubo sapendo che potresti passarla sdraiata in un letto a soffrire. Quando ho finalmente dato un nome a tutto questo ho scoperto non solo di non essere sola, ma che le donne affette da questa patologia sono tantissime e tutte hanno in comune questa sensazioni di essere state totalmente abbandonate nel loro dolore, ho promesso a me stessa che avrei lavorato ogni giorno per fare in modo che nessuno si sentisse più così. Non siamo colpevoli, non siamo rotte e non siamo difettose. Siamo malate e meritiamo comprensione e rispetto.

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