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Che cos’è il MES

Invocato più volte dal premier Conte durante l’emergenza Coronavirus per impedire una gravissima recessione dei Paesi membri dell’UE, osteggiato, criticato e spesso poco conosciuto da molti economisti. Il Meccanismo Europeo di Stabilità viene considerato dalle forze politiche di maggioranza come il Fondo salva-Stati che ci aiuterà ad uscire da questa terribile situazione economica. Ma cos’è davvero il MES e come funziona?

Cos’è il MES: le origini e gli organi che lo compongono

Progettato per sostituire sia il FESF – Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria che il MESF – Meccanismo Europeo di Stabilizzazione finanziaria, istituiti per far fronte alla grave crisi economica – finanziaria dell’Irlanda e del Portogallo, il MES nasce nel 2011 in seguito a svariate modifiche del trattato di Lisbona e diventa operativo nel 2012.

Con sede nel Lussemburgo, il MES è stato progettato come un’organizzazione internazionale di tipo regionale che svolge il ruolo di stabilizzatore finanziario per la zona euro. Viene gestito dal Consiglio dei governatori composto da un Consiglio di amministrazione, dai ministri finanziari dell’area euro, dal commissario europeo che si occupa degli affari economico–monetari, da un direttore generale con diritto di voto e dal presidente della BCE, che svolge il compito di osservatore. La scelta della collegialità di questo organo non è casuale ma nasce dall’esigenza di prendere ogni decisione a maggioranza semplice o a maggioranza qualificata, limitando al massimo decisioni arbitrarie.

Quali sono le funzioni del MES e le ultime riforme


Proprio per la funzione di stabilizzatore finanziario che svolge, il MES può concedere prestiti a tassi variabili o fissi per garantire assistenza economica ai Paesi in difficoltà, oltre ad acquistare titoli sui mercati primari, anche se a condizioni molto rigorose. Questo significa che ha competenze in materia di correzioni macromeccaniche e di controllo del rispetto delle condizioni di ammissibilità. Inoltre, il fondo può chiudere accordi finanziari o intese anche con istituti privati o istituzioni finanziarie, prevedendo anche un sostegno da parte delle banche private agli Stati in difficoltà.

Dopo lunghe discussioni, il MES è stato sottoposto ad un’importante riforma ancora in atto. Il cambiamento riguarda sostanzialmente l’introduzione della competenza a fornire il backstop al Fondo Comune di Risoluzione delle Banche progettato per accantonare, attraverso i contributi delle banche dei Paesi Membri, quelle risorse che servono per sostenere e salvare le banche di interesse all’UE. Questo comporta la possibilità di diventare garante del Fondo di Risoluzione Comune nel caso in cui uno o più istituti bancari si trovassero in difficoltà.

La riforma non è piaciuta ai Paesi del Nord Europa che temono di doversi sobbarcare dei rischi che le banche degli altri Paesi si sono assunti, come potrebbe succedere agli istituti finanziari del Sud Europa. Questo significa che per salvare uno Stato sarà necessario preliminarmente ristrutturare il suo debito, diminuendo il valore dei titoli del debito pubblico attraverso il cosiddetto haircut.
Tale meccanismo, in realtà, si innesta perché lo Stato che acquista i titoli di un Paese in difficoltà con i conti pubblici è intenzionato a lucrare su questa operazione e dunque dovrà assumersi anche le conseguenze del rischio dell’operazione, attraverso la decurtazione del valore dei titoli in suo possesso. L’intervento del MES, dunque, avrà luogo solo dopo tale decurtazione, se necessario. Le pressioni che giungevano dai Paesi del Nord, invece, miravano a rendere operativo il processo di decurtazione già nella fase iniziale, per impedire al MES di intervenire toccando le loro finanze.

Cos’è il MES e come interviene il leverage


La normativa che disciplina il MES non prevede però il leverage e cioè il tetto massimo stabilito da un organismo esterno.

Tale leverage, in pratica, è il rapporto tra il capitale a disposizione e l’indebitamento come mezzo di governance, per impedire che un fondo di garanzia con caratteristiche di indipendenze e con compiti di utilità pubblica, provvisto inoltre di garanzie di riservatezza e immunità, si trasformi in un’istituzione che specula sulle difficoltà economiche degli Stati.

La sola ipotesi verificabile nel rapporto con le banche sarebbe la possibilità di trovare liquidità all’interno del mercato interbancario o secondario, senza contemplare la possibilità di acquistare strumenti derivati o azioni da conferire a quegli Stati membri che hanno trasformato in azioni di proprietà gli aiuti alle banche.

Una buona idea, secondo alcuni, anche se questo causerebbe dei problemi nel settore della nazionalità delle banche, affidando eccesivi poteri nelle mani di un soggetto estero, che non ha controllo politico.

Nonostante le critiche, il MES resta un’importante istituzione che rappresenta un meccanismo di solidarietà principe, soprattutto per i Paesi che vivono difficoltà finanziarie molto pesanti.

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