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5 Scuse per non attivare la webcam

Con la diffusione dello smart-working ormai lezioni e meeting di lavoro si spostano online e se la netiquette impone la video camera accesa, come possiamo goderci il privilegio di sorseggiare il caffè magari in pigiama mentre guardiamo le ultime statistiche delle vendite o l’ultima video-lezione? E come fare se il lockdown ci ha lasciati spossati e privi di energie e non desideriamo mostraci in questo stato di fronte ai nostri colleghi?

Ultimamente ci siamo sbizzarriti nell’invenzione delle scuse più fantasiose per non accendere la telecamera e rivendicare la privacy della nostra casa:

1. La webcam è rotta

Da bizzarri problemi di installazione a schermi fracassati, ultimamente sembra che ai nostri computer sia accaduto di tutto

2. La connessione non supporta il video

In assoluto la scusa più efficace e difficile da mettere in discussione. Capita infatti effettivamente a tutti in questi giorni di avere problemi di connessione e togliere il video aiuta a migliorare la qualità dell’audio e quindi a poter seguire meglio la conversazione. Da provare anche se la vostra connessione funziona benissimo.

3. Ho la casa in disordine

Questa scusa è debole dato che zoom e la maggior parte dei software per le videochiamate consentono di impostare dei background che coprono lo sfondo e proteggono la privacy.

4. Sono in un locale pubblico

Con la rimozione del lockdown questa scusa torna alla ribalta per tutti coloro che preferiscono lavorare da un bar in stile Carrie di Sex and the City e sono disposti a tutto pur di non restare in casa

5. Il mio computer non ha la webcam

Funziona solo se non utilizzate un portatile quindi attenzione alle gaffe!

Queste scuse a volte possono aiutarci a guadagnare un po’ di quella privacy che il lavoro da casa sembra averci drammaticamente sottratto una volte abolite le barriere fra casa e ufficio ma anche se sentiamo violata la nostra privacy, bisogna valutare il fatto che tenere accesa la videocamera migliora la possibilità di connettersi con le persone presenti nella conferenza ed è un segno di rispetto verso chi parla. Infatti avere la possibilità di guardare in faccia gli interlocutori migliora notevolmente la performance dello speaker e la comunicazione dei partecipanti.

Molti hanno ormai sdoganato l’assenza di trucco e i capelli da cuscino in videocall mentre in ambienti più formali può venire richiesto vestirsi esattamente come se si fosse in ufficio. Ma in entrambi i casi non dobbiamo dimenticare che sebbene il lockdown possa averci colpito e non vogliamo dimostrare debolezza ai nostri colleghi, resistere al tentativo di addurre una scusa e presentarsi in call con il proprio viso seppur assonnato e senza trucco al mattino e magari in pigiama può essere un modo di accettarsi e imparare ad accettare gli altri. Essere trasparenti e condividere direttamente preoccupazioni e paure senza rifugiarsi dietro a scuse migliora notevolmente la comunicazione nei team e crea fiducia.

Da provare!

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